
Intervista di Amedo Veronese ad Antonio Zigoni:
Quando mai alcune aziende del Legno Arredo del Trevigiano Pordenonese hanno lasciato a casa per quattro-cinque settimane in ferie i propri dipendenti, come è successo nell’estate appena trascorsa? La domanda se la pone Antonio Zigoni, rappresentante del Metadistretto Veneto del Legno e Arredo e da pochi giorni neo presidente del Consiglio direttivo Triveneto di Federlegno Arredo, con un passaggio del testimone da parte del presidente uscente Roberto Migotto. Una volta le fabbriche chiudevano per quindici giorni, tre settimane erano un lusso, poi tutti al lavoro. Ecco un primo indice della crisi della quale ci parla Zigoni che fa un distinguo fra le aziende che hanno per vocazione l’esportazione e le aziende che lavorano per il mercato interno. “In quest’ultimo mercato – afferma - i consumi sono divenuti precari e quindi anche il nostro settore risente della congiuntura. Il grave è che non si vede attualmente una luce oltre il tunnel. Siamo invischiati in una situazione pesante che tocca tutti i settori merceologici. In una riunione di giunta di Unindustria Treviso (della quale Zigoni fa parte in quanto presidente del Gruppo Legno – Arredamento, ndr.) di pochi giorni fa dove c’erano rappresentanti di quasi tutte le merceologie, mi è parso di capire che siamo tutti sulla stessa barca”. E non è neppure questione di produzione di gamma. “A parte la gamma alta dove chi ha i soldi continua a comperare, le gamme media e bassa sono entrambe in sofferenza”.
Le causi? Zigoni le individua nella paura che ha la gente di spendere perché non ha un futuro tranquillo o perché effettivamente non ci sono soldi per fare acquisti. “Per l’italiano la casa è un valore importante e ci tiene ad avere la casa arredata e in ordine. Dal dopoguerra in poi, quando c’era qualche soldo si cercava di migliorare l’arredamento. Se ora c’è questa contrazione nel mercato, ciò è dovuto a mancanza di soldi o al futuro incerto”.
“Gli aumenti delle materie prime (+5% nel 2008 rispetto l’anno precedente), si sono succeduti a ripetizione negli ultimi anni – afferma Zigoni – e le imprese non sono riuscite ad assorbirli perché i margini erano già ristretti a causa della forte concorrenza. Nonostante qualche limitato aumento dei prezzi, i costi restano eccessivi e le aziende sono in sofferenza. Nel contempo il costo del denaro è aumentato e le banche anziché aprire l’ombrello lo chiudono quando piove. Inoltre le banche non hanno più una valenza territoriale ma nazionale, manca il contatto con le persone come c’era una volta, non conoscono e non danno fiducia alle persone”.
La mancanza di contatti con le persone che hanno idee e creano, secondo Antonio Zigoni (65 anni, imprenditore con un’azienda di mobili, la Sma ad Albina di Gaiarine in provincia di Treviso, al confine con il Pordenonese, e quindi nel cuore del sistema produttivo del settore triveneto), blocca lo sviluppo dell’imprenditoria.
Un altro fattore dolente è quello della viabilità del tutto insufficiente. Il costo ricade, così come quello della logistica inadeguata, sulle aziende che perdono in competitività. A ciò si aggiunga la politica italiana del trasporto. “La Fiat da un lato è stata una grande occasione per lo sviluppo della ricerca, dall’altra ha compromesso la nascita delle autostrade del mare in una nazione che è bagnata dal mare da tutte le parti. Noi invece di privilegiare il trasporto merci su navi e su rotaia abbiamo privilegiato quello su gomma, con le conseguenze che stiamo pagando”.
Come uscire da queste strettoie nel settore del legno-arredo? Le tradizionali attività della Federazione, e cioè l’assistenza nelle fiere in Italia e all’estero, lo stimolo continuo all’Ice per averlo accanto all’estero, l’assistenza nel rinnovo dei contratti di lavoro, l’aggiornamento delle normative sono sempre fondamentali “ma a livello macroeconomico e macropolitico non abbiamo grande peso - afferma Zigoni-. Come Triveneto Federlegno e come Unindustria Treviso abbiamo portato avanti l’istanza e siamo riusciti a far varare una legge sulla detassazione dello straordinario, ma ce l’hanno concessa in misura limitata”.
Un rimpianto: “Una volta se indovinavi un prodotto che andava forte sul mercato, risolvevi il problema. Adesso ne fai dieci, ma non risolvi il problema, anzi, hai dieci prodotti da gestire”. Altri tempi.
Il futuro? La previsione di Zigoni è dura: “Se continuerà questa situazione precaria, dovremo ottimizzare tutto, costi e anche produttività. Come? Meno fabbriche, ma più produzione”.
In alternativa “dobbiamo fare i prodotti ai costi della Cina. Per esempio ci sono aziende, la Media Profili di Mansuè, la Friulintagli di Prata, la 3B di Salgareda talmente organizzate che producono a costi inferiori a quelli cinesi, grazie soprattutto all’efficienza. E’ questo il caso dei pannelli. Così il distretto è riuscito ad avere come cliente l’Ikea: gli svedesi comperano qui, non in Cina. Vi sono aziende qui specializzate nei kit dei mobili a basso prezzo, se lo comperi dai cinesi non ti costa di meno”.
La forza del distretto comunque resta immutata: “Noi qui abbiamo una filiera completa, dalla materia prima al prodotto finito. Uno viene qua e trova tutto, sia come componenti che come prodotto finito, dall’economico quello di fascia media o alta. In un raggio di 10-15 chilometri. Tutto questo ha favorito la diversificazione dei prodotti. E’ la filiera totale che ha portato la provincia di Treviso a essere la prima in Italia per produzione ed export di mobili, superando anche i lombardi della Brianza, tanto che nel distretto si lavora anche per alcune firme brianzole”.